Philippe Lächs-Pau, comunicato stampa So Buono! Nhow Hotel Milano Aprile 2009

Una città, la Berlino della guerra fredda, e due tavoli. Questo cortocircuito spaziale e temporale permette ad Anna Ramasco, nei due lavori qui presentati, di fare qualcosa che il buon design ha sempre saputo fare: mettere direttamente a confronto l’individuo con la Storia, l’esperienza del corpo con la circolazione delle immagini. La sua installazione propone una riflessione sul dissolversi di alcune forme classiche dell’abitare e sulla progressiva scomparsa di una distinzione, quella tra interno ed esterno, che questi oggetti negano e al tempo stesso ricordano con nostalgia.

La forma dei “tavoli per single” riprende quella dei tavoli di fòrmica diffusi in molte cucine italiane degli anni settanta, ma il modo in cui vengono usati risponde a cambiamenti della società che hanno reso i rituali familiari in cui Anna Ramasco è cresciuta remoti almeno quanto l’immagine oleografica della torre di Alexanderplatz riprodotta sulla superficie. C’è una sola sedia, sul lato corto, da cui è possibile osservare in silenzio il simbolismo un po’ inutile di un landmarktrasformato in tablemark, mentre le arance introducono in questa ipotetica scena domestica una dimensione della solitudine quasi farsesca.

Nel “muro di Berlino” il ribaltamento (letterale, non metaforico) di una sezione del muro in scala 1:2, così come la si poteva vedere sollevata dalle gru in molte fotografie di fine anni ottanta, permette di ottenere un piano d’appoggio orizzontale con un semplice gesto, come per un destino inesorabile. Lo stesso destino in virtù del quale ogni ideologia, per quanti graffiti e dolore possa produrre, si risolve sempre in qualcosa di essenzialmente ornamentale – poco meno di una tragedia, poco più di una tovaglietta. O forse occorre leggere questo lavoro come una riflessione sulla reversibilità, una chiosa all’antica ossessione funzionalista del design “flessibile”. Non è dato sapere se e quante sedie sono previste intorno a questo tavolo. Se si dovesse litigare, è sempre possibile usarlo di nuovo per dividere lo spazio…

I grandi sommovimenti pubblici e le più intime risonanze del privato si uniscono in queste opere fino a confondersi reciprocamente ed è caratteristico del lavoro di Anna Ramasco che questo avvenga sotto il segno di una leggerezza e di un candore che tutto sfiora (simboli, memorie, macerie di un immaginario visivo, le insondabili profondità dell’io) per poi ricondurre tutto, in conclusione, a una delle poche domande fondamentali della tarda modernità:
cos’è rimasto in frigo?
Philippe Lächs-Pau, comunicato stampa So Buono! Nhow Hotel Milano Aprile 2009